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La rivista di Architettura Casabella compie ottant'anni

rivista d'architettura Casabella Francesco Dal Co

Casabella la Rivista di Architettura
diretta dall'architetto Francesco Dal Co
compie Ottant'anni



Casabella oggi è una delle più prestigiose riviste di architettura, interni e design presenti in Italia, e all'estero.
Il suo scopo di informare il mondo dei progettisti sulle novità della ricerca applicata e sull'uso dei nuovi materiali nelle costruzioni, nel restauro, nel design, nella produzione di oggetti di product design, l'hanno resa famosa anche all'estero.

Ecco come Francesco Dal Co attuale direttore della rivista Casabella racconta la storia di questa rivista d'architettura.


1928 - Nasce la rivista italiana: Casabella



Quando nacque ottant'anni fa, la rivista si chiamava "La Casa Bella" e si rivolgeva a una borghesia in ascesa, un pò impacciata dal punto di vista dell'architettura e del design per la casa.

Un passo decisivo che ha segnato la storia di questa rivista fù l'anno 1933, quando divenne direttore della rivista Giuseppe Pagano, il quale mutò il nome da "La Casa Bella" nell'attuale "Casabella".

Nonostante il cambiamento editoriale, Casabella seppe mantenere lo spirito di educare e informare cosa accadeva in Europa a riguardo l'architettura e il design, e ancor oggi mantiene intatto tutto il suo obiettivo di educare e informare.

Francesco Dal Co, attuale direttore della rivista Casabella, per l'occasione del 80° compleanno ripercorre la storia della rivista:

"Pagano si propone di tenere aggiornata quella piccola schiera di giovani professionisti appena laureati e di infondere loro un criterio etico nell'esercizio del mestiere"


e poi aggiunge:

"Pagano non fu un grande architetto... Il progetto nel quale racchiude le sue convinzioni di aurea mediocritas è l'edificio della Bocconi a Milano. E' un interprete moderato del movimento moderno e infatti terrà sempre fuori da Casabella il radicalismo propugnato da Giuseppe Terragni.
Nel 1936 cura una celebre rassegna alla triennale di Milano sull'architettura rurale, in cui sostiene che il Mediterraneo è la culla del moderno di sempre, il moderno che tutta l'architettura deve eleggere come proprio modello"


Pagano aderisce inizialmente al regime fascista, arruolandosi nella prima guerra mondiale fondando Il Fascio di Parenzo, ma nonostante ciò interpreta solo l'anima sociale e rivoluzionaria.
A causa delle sue idee nel 1943 fu costretto a chiudere Casabella, e si arruolò nella resistenza, svolgendo attività clandestine.
A causa di queste sue attività sarà catturato e spedito Mauthausen dove morirà il 22 Aprile 1945.

Nel 1946 riprendono la pubblicazione della rivista Casabella, con delle uscite monografiche dedicate proprio a Pagano e curate da Franco Albini, Gianfranco Palanti e Nathan Rogers, suo più stretti collaboratori.


1954 - Nathan Rogers direttore di Casabella



Nel 1954 la rivista Casabella passa proprio a Nathan Rogers.
la direzione di direzione editoriale di Rogers si contestualizza negli anni di impetuosa espansione delle città, della speculazione e dei grandi esperimenti di edilizia popolare.

Dal Co afferma a proposito di Rogers:

"Rogers intrattiene legami con l'ambiente di Adriano Olivetti e allarga i riferimenti internazionali di Casabella. ... Nei suoi editoriali insiste su una dimensione etica e sul riscontro sociale del mestiere dell'architetto. In questi anni Casabella compie una scelta di campo, sostiene le ragioni della pianificazione urbana contro chi lascia che la crescita delle città sia affidata alla rendita fondiaria. Questa posizione è limpidamente espressa, per esempio,nelle discussioni sul Piano Regolatore di Roma, nei primi anni Sessanta, o sul centro direzionale di Torino."


Rogers conserverà la direzione di Casabella fino al Gennaio del 1965, e tra i contributi durante la sua direzione Dal Co ricorda: Giulio Carlo Argan, Pierluigi Nervi e del filosofo Antonio Banfi.
Approdano alla rivista in quel periodo anche altre figure giovani come Aldo Rossi, Vittorio Gregotti e Giancarlo De Carlo.


1970 - Una nuova svolta



Dal Co sottolinea come negli anni 70 si assiste ad una svolta per la rivista, in quanto rompe con la tradizione di rassegna d'architettura che rifiuta di farsi sostenitrice di tendenze.

Alessandro Mendini il nuovo direttore della rivista in quegli anni "vuole che Casabella abbia un suo esplicito punto di vista, diventi una rivista d'avanguardia al pari di altre che si muovono sulla scena della pubblicistica e della cultura italiana dopo il Sessantotto"

Nonostante il progetto ambizioso i risultati stentarono a vedersi:

"Le vendite vanno male e si fà fatica a comprendere come Casabella si appiattisca troppo sul contingente".



1982 - Gregotti alla direzione di Casabella
Riguardo la direzione di Gregotti, Dal Co afferma:
"L'architettura ritorna ad essere centrale, come pure l'informazione e l'aggiornamento. La novità di Gregotti consiste nell'imporre giudizi di Valore di cui fa le spese uno dei protagonisti della scena di quegli anni, Aldo rossi"


Casabella, il presente



La Casabella che si affaccia sul nuovo secolo vive in un contesto radicalmente cambiato.
"Proviamo a distinguere la storia dell'architettura dalla pratica, che utilizzano strumenti diversi ... e teniamo rigidamente separata l'informazione dalla pubblicità: la commistione nel nostro campo può avere effetti tanto soffusi quanto perversi".


Ma il vero problema è la lingua che si usa per raccontare l'architettura, in un sistema in cui la comunicazione è dominata dalle parole ad effetto, dalla ricerca di stravaganza.

"Di per sé l'architettura è specchio del mondo, tanto più l'informazione sull'architettura rischia di essere schiava dei luoghi comuni, dei nomi che ritornano. Il nostro sforzo è quello di non ridurla a moda o, peggio, a tatuaggio, come diceva Adolf Loos. In generale si presta troppa attenzione a progetti quanto meno contraddittori, solo perché opera di un ristretto numero di grandi firme, ma nel frattempo le città continuano a crescere in modi abnormi.
A Milano, per fare un esempio, tutta l'attenzione è concentrata sul progetto dei grattacieli di City Life. Ed è giusto che si discuta. Ma non c'è la stessa preoccupazione per quel che è già avvenuto nell'area dell'ex-Maserati, che a mio avviso è un obbrobrio.
Spesso sfugge la complessità dei problemi che c'è dietro l'architettura
"


dall'articolo di Francesco Erbani "La Repubblica" 25/06/08

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Postato il 26 Jun 2008 da Archema


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